Dal rapporto Burtland ad oggi sono passati 20 anni. Una frase così semplice ha trovato tanti ostacoli lungo il suo cammino. Il blog nasce per raccogliere in un unico posto tante notizie, informazioni e documenti che giornalmente raccolgo su Internet. Il WEB 2.0 deve diventare una realtà
3 settembre 2007
Il mondo dei se...
Monty's Reflection: Fuck me? Fuck you! Fuck you and this whole city and everyone in it.
Fuck the panhandlers, grubbing for money, and smiling at me behind my back.
Fuck squeegee men dirtying up the clean windshield of my car. Get a fucking job!
Fuck the Sikhs and the Pakistanis bombing down the avenues in decrepit cabs, curry steaming out their pores and stinking up my day. Terrorists in fucking training. Slow the fuck down!
Fuck the Chelsea boys with their waxed chests and pumped up biceps. Going down on each other in my parks and on my piers, jingling their dicks on my Channel 35.
Fuck the Korean grocers with their pyramids of overpriced fruit and their tulips and roses wrapped in plastic. Ten years in the country, still no speaky English?
Fuck the Russians in Brighton Beach. Mobster thugs sitting in cafés, sipping tea in little glasses, sugar cubes between their teeth. Wheelin' and dealin' and schemin'. Go back where you fucking came from!
Fuck the black-hatted Chassidim, strolling up and down 47th street in their dirty gabardine with their dandruff. Selling South African apartheid diamonds!
Fuck the Wall Street brokers. Self-styled masters of the universe. Michael Douglas, Gordon Gecko wannabe mother fuckers, figuring out new ways to rob hard working people blind. Send those Enron assholes to jail for fucking life! You think Bush and Cheney didn't know about that shit? Give me a fucking break! Tyco! Imclone! Adelphia! Worldcom!
Fuck the Puerto Ricans. 20 to a car, swelling up the welfare rolls, worst fuckin' parade in the city. And don't even get me started on the Dom-in-i-cans, because they make the Puerto Ricans look good.
Fuck the Bensonhurst Italians with their pomaded hair, their nylon warm-up suits, and their St. Anthony medallions. Swinging their, Jason Giambi, Louisville slugger, baseball bats, trying to audition for the Sopranos.
Fuck the Upper East Side wives with their Hermés scarves and their fifty-dollar Balducci artichokes. Overfed faces getting pulled and lifted and stretched, all taut and shiny. You're not fooling anybody, sweetheart!
Fuck the uptown brothers. They never pass the ball, they don't want to play defense, they take fives steps on every lay-up to the hoop. And then they want to turn around and blame everything on the white man. Slavery ended one hundred and thirty seven years ago. Move the fuck on!
Fuck the corrupt cops with their anus violating plungers and their 41 shots, standing behind a blue wall of silence. You betray our trust!
Fuck the priests who put their hands down some innocent child's pants. Fuck the church that protects them, delivering us into evil. And while you're at it, fuck JC! He got off easy! A day on the cross, a weekend in hell, and all the hallelujahs of the legioned angels for eternity! Try seven years in fuckin Otisville, Jay!
Fuck Osama bin Laden, al-Qaeda, and backward-ass, cave-dwelling, fundamentalist assholes everywhere. On the names of innocent thousands murdered, I pray you spend the rest of eternity with your seventy-two whores roasting in a jet-fueled fire in hell. You towel headed camel jockeys can kiss my royal, Irish ass!
Fuck Jacob Elinski, whining malcontent.
Fuck Francis Xavier Slaughtery, my best friend, judging me while he stares at my girlfriend's ass.
Fuck Naturel Rivera. I gave her my trust and she stabbed me in the back. Sold me up the river. Fucking bitch.
Fuck my father with his endless grief, standing behind that bar. Sipping on club soda, selling whiskey to firemen and cheering the Bronx Bombers.
Fuck this whole city and everyone in it. From the row houses of Astoria to the penthouses on Park Avenue. From the projects in the Bronx to the lofts in Soho. From the tenements in Alphabet City to the brownstones in Park slope to the split levels in Staten Island. Let an earthquake crumble it. Let the fires rage. Let it burn to fuckin ash then let the waters rise and submerge this whole, rat-infested place.
Monty: No. No, fuck you, Montgomery Brogan. You had it all and then you threw it away, you dumb fuck!
[He tries to rub away the words.]
20 luglio 2007
È guerra tra biocarburanti e spaghetti
Le coltivazioni di grano duro sono sostituite dal mais e i prezzi salgono alle stelle.
L'ecobenzina infiamma i prezzi del grano - È guerra tra biocarburanti e spaghetti
Boom del granturco per la benzina ecologica, la pasta rincarerà del 20%
di MAURIZIO RICCI
ROMA - Altro che rivolta delle tortillas, con i messicani infuriati per il prezzo sparato alle stelle dalla corsa all'etanolo. Adesso tocca a noi: spaghetti contro ecobenzina. Da qui a settembre, annuncia l'Unipi, l'associazione dei produttori di pasta italiani, il mezzo chilo di spaghetti rincarerà fino al 20 per cento.
Ma anche il grano duro italiano è diventato più caro: sul mercato di Foggia -
Ma che c'entra l'etanolo? Il rincaro generalizzato delle derrate alimentari a cui stiamo assistendo è dovuto, in parte, ad un'annata pessima, meteorologicamente, per i raccolti, ma il grosso degli aumenti di prezzo, secondo gli esperti, è effetto del rimbalzo a 360 gradi del boom della materia prima per l'etanolo. Simon Johnson, capoeconomista del Fmi, parlava ieri di "sorprendente impennata dei prezzi da primavera", sottolineando che l'etanolo "ha prodotto uno shock macroeconomico". In effetti, il biocarburante oggi più di moda si fa in Brasile con la canna da zucchero e, nel resto del mondo, soprattutto processando le pannocchie di granturco, con il quale si fa semmai la polenta, non gli spaghetti. Ma l'irresistibile attrazione esercitata sugli agricoltori dal raddoppio del prezzo del granturco e dalle previsioni di una domanda in crescita esplosiva, per far fronte alla richiesta di etanolo, li sta portando a cambiare coltivazione, spiazzando gli altri prodotti. Più conveniente produrre mais o girasoli - da cui si ricava l'altro ecocarburante, il biodiesel - che, ad esempio, grano. Il risultato è che l'offerta degli altri prodotti si restringe. "La Siria ha bloccato l'export di grano, il Canada non ne venderà fino a novembre" elenca Rummo. Anche l'Australia ha ridotto le forniture. Dagli agricoltori agli hedge funds, tutti stanno speculando sui rincari. Ma non finisce qui. Perché neanche il granturco basta più, per l'etanolo e per il suo uso tradizionale.
Il mais ha un posto di assoluto rilievo nella catena alimentare, molto al di là di polenta e tortillas. Soprattutto negli Stati Uniti, il più grande mercato del mondo per il cibo. Prodotti diversi come il Gatorade e gli hamburger partono dal granturco. Prendete i "chicken nuggets", i bocconcini di pollo di McDonald's: il pollo è stato cresciuto a granturco, ed è granturco la farina che lo riveste, la colla che lo tiene insieme, l'olio in cui è fritto. Non solo: derivano dal mais la lecitina e il lievito, i mono e trigliceridi aggiunti al pollo, il colorante, finanche l'acido citrico che lo preserva. Insomma, su circa 45 mila prodotti reperibili in supermercato americano, più di un quarto contiene mais: pannolini, sacchi della spazzatura, dentifrici, fiammiferi, batterie, fino al luccichio sulle copertine delle riviste. E poi c'è la carne: in buona sostanza, polli, tacchini, maiali, anche le mucche, per non parlare dei salmoni, vengono allevati - in America, ma non solo - a granturco.
Il risultato è un aumento dei prezzi su tutto lo spettro del mondo alimentare. Se noi dobbiamo vedercela con il rincaro degli spaghetti, gli americani si sono trovati a pagare il 70 per cento in più il cartone di popcorn al cinema e il litro di latte quanto uno di benzina. Costano di più i gelati e, in Inghilterra, il pane è quasi raddoppiato. Ma l'ondata sta per sommergere tutto quello che va nella borsa della spesa. Gian Domenico Auricchio, presidente di Federalimentare, denuncia aumenti dei costi nell'industria italiana del 20 per cento per le uova, 50 per cento per il burro, 20-40 per cento per le carni. Un impatto pesante per i consumatori, anche se non drammatico. Il mezzo chilo di spaghetti, sufficiente per cinque persone, assicura Rummo, continuerà, in fondo, a costare "meno di una buona mela e di una tazzina di caffè". Ma, lontano dal ricco Occidente, può essere una tragedia. L'allarme, lanciato da Fidel Castro alcuni mesi fa, ha trovato conferme autorevoli. Il World Food Programme, l'organizzazione Onu per gli aiuti alimentari, dichiara di non essere più in grado, all'attuale livello dei prezzi internazionali, di mantenere i suoi programmi. L'International Food Policy Research Institute di Washington calcola che la sola corsa dell'agricoltura ai biocarburanti, da qui al 2010, farà crescere i prezzi del granturco del 20 per cento, della soia del 26 per cento, del grano dell'11 per cento, della manioca (il cibo base in Africa e in Sud America) del 33 per cento. Del doppio o del triplo al
Dietro alla corsa ai biocarburanti, ci sono scelte politiche. L'Unione europea si è fissata l'ambizioso obiettivo di sostituire con ecocombustibili, entro il 2020, almeno il 10 per cento della benzina e del gasolio che consumano le sue macchine. Ma è soprattutto il traguardo fissato da Bush per l'America - 35 miliardi di galloni di etanolo l'anno entro il 2017, sei volte la produzione attuale, un quarto dei consumi totali di benzina - ad avere scatenato
Ma è un paradosso piccolo, rispetto al successivo. Qui non siamo a spaghetti o pop corn contro ecobenzina. Siamo a spaghetti contro il miraggio della ecobenzina. Perché, con le tecnologie attuali, tutto questo biocarburante non si può produrre. Per fare 35 miliardi di galloni di etanolo con le pannocchie, calcola
2 luglio 2007
Allarme ONU per la desertificazione | Le Scienze
Allarme ONU per la desertificazione
Le politiche finora intraprese da diversi Paesi sono spesso fallite, esacerbando anzi i conflitti con le nazioni vicine
Viene presentato oggi a New York un rapporto elaborato dall'Università delle Nazioni Unite (UNU) sul problema della desertificazione, definito 'la maggiore sfida ambientale del nostro tempo'.
Frutto della collaborazione di 200 esperti provenienti da 25 paesi, il rapporto sottolinea che desertificazione e perdita di produttività del suolo rischiano di diventare una sfida alla stabilità internazionale e richiedono quindi attenti interventi a livello politico e amministrativo a ogni livello per arginare fenomeni come l'eccesso di pascolo, il sovra-sfruttamento agricolo, scorrette pratiche irrigue.
Un terzo della popolazione della Terra, circa due miliardi di persone, sono potenziali vittime della desertificazione dei campi, e già nei prossimi anni si potrebbe assistere alla migrazione di 50 milioni di persone dalle aree a maggior rischio.
'È imperativo che politiche efficaci e pratiche agricole sostenibili vengano realizzate per arginare e invertire il declino delle regioni aride', ha detto Hans van Ginkel, sottosegretario generale dell'ONU e rettore dell'UNU. 'Alcune forze della globalizzazione, mentre si sforzano di ridurre la disuguaglianza economica ed eliminare la povertà, stanno in realtà contribuendo a peggiorare la desertificazione. Fra queste vi sono per esempio alcuni perversi sussidi agricoli."
Purtroppo, la formulazione di politiche efficaci per combattere la desertificazione, ha osservato Zafar Adeel, direttore dell'International Network on Water, Environment and Health, con sede in Canada, e coordinatore dello studio, "è stata frenata dalla mancanza di dati concreti sui tassi e sulla reale estensione della desertificazione. La prima cosa, come comunità internazionale, è quella di porre al primo posto nell'agenda politica il monitoraggio e la valutazione della desertificazione."
Il rapporto sottolinea come in diversi paesi in cui erano state iniziate politiche per il contenimento della desertificazione, queste sono praticamente fallite in breve tempo, non di rado esacerbando anche competizioni e conflitti con le nazioni vicine, "colpite" dall'uso del territorio e delle risorse naturali. (gg)
Per un biodiesel ancora più bio | Le Scienze
Per un biodiesel ancora più bio
Il nuovo metodo sfrutta la capacità del batterio Escherichia coli di consumare glicerina in condizioni anaerobiche producendo etanolo
La produzione di biodiesel negli Stati Uniti ha raggiunto il suo massimo storico, e un gruppo di ricercatori della Rice University ha trovato un metodo conveniente per smaltire la principale sostanza di scarto, la glicerina.
'Ogni 10 chilogrammi di biodiesel viene prodotto 1 chilogrammo di glicerina – ha spiegato Gonzalez, docente di ingegneria chimica e biomolecolare della Rice. 'Il business del biodiesel ha margini molto ristretti, e finora anche la glicerina di scarto aveva un valore su cui i produttori hanno contato per arrotondare.”
Ma ottenere un profitto dalla sola glicerina è un obiettivo non facile, a cui si sono dedicati ricercatori di tutto il mondo. Mentre molti hanno cercato di percorrere la via chimica tradizionale – cercando reazioni di catalisi in grado di spezzare la molecola in altri composti – alcuni, tra cui Gonzalez e colleghi della Rice, si sono concentrati sulla conversione biologica.
In tale processo si utilizzano organismi ingegnerizzati che sono in grado di nutrirsi di uno specifico composto chimico e di produrre qualche altra sostanza utile.
In un articolo pubblicato sulla rivista “Current Opinion in Biotechnology”, Gonzalez e colleghi sottolineano che un numero molto ristretto di microrganismi è in grado di digerire la glicerina in condizioni anaerobiche. Tra essi vi è però un ceppo batterico molto comune come Escherichia coli, che nel processo produce etanolo. "Abbiamo identificato i processi metabolici e le condizioni che permettono a E. coli di effettuare la conversione chimica in modo molto efficiente. Si stima che i costi operativi siano inferiori del 40 per cento rispetto alla produzione di etanolo direttamente dal mais.” (fc)
22 giugno 2007
Centrale solare di Brindisi
Finalmente, pare, una bella notizia.Brindisi, città storicamente martoriata dalla grande industri, polo energetico tra i più grandi di Italia ed ex-Polo chimico di importanza strategica (ex non per scelte strategiche ma per crisi di mercato che ha visto spostarsi il baricentro della sintesi verso oriente), pare vada verso nuove scelte in un'ottica non solo di sostenibiità, ma soprattutto, di rispetto della popolazione.
E' stata autorizzata la realizzazione in Puglia della più grande centrale fotovoltaica d’Italia. Con la chiusura della Conferenza dei Servizi svoltasi oggi presso l’Assessorato Regionale allo Sviluppo Economico, si è dato il via libera alla realizzazione di una centrale fotovoltaica da 11 MW nell’area dell’ex Petrolchimico di Brindisi.
E' ancora in atto la lunga diatriba ormai giudiziaria per la realizzazione della Centrale a Gas (wikipedia, legambiente, provincia di Brindisi, sito della Edilportal, sito di Aprile), ma la scelta di utilizzare un sito che nel passato ha contribuito moltissimo a far si che Brindisi diventasse area a rischio ambientale è molto positivo, oltre che simbolico.